Racconto: “Poco credibile”

Salve lettori, oggi vi posto un nuovo racconto, un po’ diverso dai precedenti. Prima cosa non è creepy, tadà! Ce l’ho fatta. Ammetto che sia un po’ Bukowskiano, ma ultimamente m’è presa così, perciò fuffa. E’ una narrazione a puntate, una specie di feuilleton dei giorni nostri, solo che ogni puntata è un po’ più breve della norma e non la pubblico su nessuna rivista :D

I vari episodi del racconto vengono uploadati ogni giorno sul mio profilo Tsu, dunque chi volesse seguirli anche lì in anteprima (qui pubblico man mano quattro/cinque episodi per volta) può farlo QUI -> Adelidaw – Gaia Paolillo <-
Ora godetevi la storia!

pococredibilePhoto by Gaia Paolillo

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Da EP. #1 a EP. #4

“Non è colpa mia! Non è colpa mia, dannazione!”

Sarebbe stato più credibile se queste parole non le avesse pronunciate con la mano sul manico della lama conficcata dentro il torace. Comunque decisi che non erano affari miei: sorrisi e lasciai correre. Bisognasempre lasciar correre, fa bene all’anima e al corpo.
C’avrei persino bevuto su, se quel torace non fosse stato il mio. Me l’ero meritata, quella pugnalata.
Quando qualcuno ti distrugge la vita tu che puoi fare oltre che bere e scopare finché non muori? Ammazzare lo stronzo che ti ha ribaltato l’esistenza.
Non avrei mai pensato che quella notte a Madison Park avrebbe potuto fare tutti quei danni: ero sbronzo. Sballato e sbronzo. Ondeggiavo come una barca a vela nel bel mezzo di una tempesta, occhi stanchi, occhiaie profonde e tutto intorno un groviglio di rughe: 35 anni e già ero ridotto abbastanza male, seppure riuscivo ancora a rimorchiare, questo bisogna dirlo. Incontrai Marvin per caso: se ne stava lì, seduto sulla panchina di fronte al lago a guardare i cigni dormire. Sorrideva, sfigato Marvin. Avevo voglia di fare amicizia, l’alcool tende a rendermi piuttosto socievole.

“Hai intenzione di startene lì tutta la sera, amico?” Il disgraziato mi guardò spaesato facendo cenno di no.
“Non hai voglia di fare un po’ di casino? Eh, amico?”

Scandivo sempre con attenzione quell’appellativo, mi divertiva. Amico: meno di un amore e più del primo pezzente che incontri per strada… Forse. Amico è qualcuno che ti prende per mano e, anziché rompere le palle per i problemi che hai e che gli procuri, sprofonda nella merda insieme a te. Decisi di risvegliare quell’uomo senza scopo dal suo torpore, di portarlo con me nel paese delle meraviglie e fargli vedere quanto poteva essere bella la vita, questo almeno dal mio punto di vista. Lo presi per un braccio trascinandolo via dalla panchina, non si oppose. In effetti non credo si fosse mai opposto assolutamente a niente, Marvin l’assertivo.

“Come… Come ti chiami?”
“Sta’ zitto, amico.”

Sembrava un bambino Marv, se ne stava lì a farsi strattonare con un sorriso ebete in faccia. Dopo qualche centinaio di metri mi accorsi che teneva qualcosa stretto al petto con la mano libera, la abbracciava quasi fosse stato un neonato, il suo neonato. Mi fermai guardandolo di sbieco.

“Cos’hai lì, amico? Qualcosa con cui possiamo svoltare la serata?” Lo prendevo per il culo, mi divertiva.
“Mi chiamo Marvin.”

Lo disse candidamente, in maniera innocente e spensierata – Lui si chiama Marvin – pensai scuotendo la testa e cominciando a ridere di gusto. Dondolò per un po’ sul posto finché non gli sfilai via il pacchetto: cominciai a strappare la carta, lo sfigato urlava e strepitava sbattendo i piedi. Ritardato Marv. Nel pacchetto c’era una copertina blu striminzita e consumata, una penna, un quaderno, una mela e cento dollari in pezzi da dieci. Osservai per un attimo la faccia disperata e contrita del poveraccio che mi stava di fronte: che diavolo hai in testa per portarti in giro questa roba, Marv. Di notte, in un parco, da solo..

“Mi chiamo Marvin. Quello è il regalo della mamma. La mamma è andata a fare un bagno nel lago dei cigni e tornerà presto.”

Era dicembre, il lago era freddo e non vedevo donnine allegre sul pelo dell’acqua. Marv avrà avuto poco meno di 20 anni e qualche problema mentale, sua madre, invece, non sarebbe tornata mai più. Quella fu la prima volta in assoluto che riuscii a sentirmi parte di qualcosa: Marv era rimasto solo, era spaventato, un pesciolino sperduto in un acquario di squali ed io ero lì, unica ancora di salvezza. Povero sfigato Marv: lo portai via di lì con la forza e gli chiesi dove abitasse.

“Vicino, vicino! Su Keep Road, dritto, poi a sinistra, poi dritto, poi a sinistra.”
“Tutto chiaro. Ora vieni con me, amico.”

Non avevo voglia di chiamare la polizia, e a parte la sua mamma, come diceva lui, mi parve di capire che non ci fosse nessun altro a prendersi cura di quel disgraziato. Lo portai a casa con me, tutti quei dritto e sinistra mi facevano venire il voltastomaco solo a sentirli. D’accordo, è vero, non era un posto accogliente, più una bettola incrostata che puzzava di piscio e cane bagnato ma di questi tempi dove puoi andare se non sei nessuno? Ed io non ero nessuno, fidatevi. Neppure ora sono qualcuno, a parte il coglione che sta morendo per mano dell’amico Marv e vi racconta questa stupida storia.

Passarono i giorni: nutrivo il mio nuovo coinquilino con scatolette di tonno e cheeseburger e le cose andavano bene a parte qualche crisi passeggera per l’abbandono della sua famiglia, se così possiamo chiamarla.
Una sera qualcuno bussò alla porta, avevo una vaga idea di chi potesse essere dunque non risposi, avrei dovuto svegliarmi piuttosto presto e non avevo voglia di discutere. Chi era venuto a far visita bussava sempre più forte e Marvin pensò bene di precipitarsi all’entrata: BRAVO MARV, bravo il coglione.

Marta entrò come una furia scaraventando lui, insieme alla porta, contro il muro d’entrata. Quello cominciò a piagnucolare, strappandosi la faccia, e lei ad urlare. Quanto era bella Marta, un fiore cresciuto in uno dei peggiori quartieri di Crave town con due occhi neri e limpidi come il mare di notte. L’avevo quasi sposata, Marta: pensandoci bene e considerato che non mi resta molto, sarebbe stata l’unica decisione sensata di tutta la mia vita.

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Vi ricordo http://www.tsu.co/Adelidaw per seguirmi su Tsu e leggere in anteprima gli episodi successivi del racconto sotto l’hashtag #RaccoltaPocoCredibile!
Baci!

Gaia

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