Gay Clubbing: un po’ di storia per la giornata mondiale contro l’Omofobia.

Siate contro ogni tipo di discriminazione ed emarginazione, imparate a conoscere la diversità non a disprezzarla, aprite la vostra mente a ciò che non vi è familiare e che vi fa paura: siamo tutti uguali e diversi e il mondo è meraviglioso così.
Antiomofoba – 
Antirazzista – Antisessista – Antifascista

An unidentified woman holds a large sign that reads 'I am a lesbian and I am beautiful' during the first Stonewall anniversary march, then known as Gay Liberation Day (and later Gay Pride Day), New York, New York, June 28, 1970. (Photo by Fred W. McDarrah/Getty Images)
An unidentified woman holds a large sign that reads ‘I am a lesbian and I am beautiful’ during the first Stonewall anniversary march, then known as Gay Liberation Day (and later Gay Pride Day), New York, New York, June 28, 1970. (Photo by Fred W. McDarrah/Getty Images)

Photo by Fred W. McDarrah _ Picked on AfterEllen

Oggi per la giornata mondiale contro l’Omofobia volevo dispensare un pochino di storia del movimento gay concentrandomi sugli anni della disco e del gay clubbing newyorkese. Ho fatto questo lavoro di ricerca per un esame e mi sembrava carino condividerlo con voi. Non ha la pretesa di esser perfetto ed è piuttosto striminzito rispetto al lavoro definitivo ma accontentatevi dai!

Same-sex dancing

Quali sono le condizioni e il contesto nei quali ritroviamo il fenomeno dei gay clubbing? Facciamo un passo indietro, agli anni ’60. In America, nonostante l’aria di rivoluzione del movimento hippie, della rivolta giovanile, dei movimenti femministi, antirazzisti e omofili, per gli omosessuali la vita era ancora molto difficile. Vigevano in tutta America delle norme giuridiche che regolavano il “same-sex dancing” ovvero impedivano a persone dello stesso di ballare insieme e ogni gay bar, come apprendiamo da Jhon D’Emilio, aveva la propria politica in merito al guardare, toccare o persino bere insieme a persone dello stesso sesso. In più l’SLA, State Liquor Authority si rifiutava di concedere la licenza per gli alcolici ai gay bar perchè li considerava motivo di disordine pubblico.

“But the bars did their own serious policing not just of dancing but of any form of touching.“
(John D’Emilio, In a New Century: Essays on Queer History, Politics, and Community Life)

Stonewall

La rivolta che innescò la nascita dei movimenti di liberazione omosessuale più significativi scoppiò allo Stonewall Inn nel quartiere del village di NY, dove per la prima volta i gay decisero di ribellarsi e lottare contro la polizia e contro la Mafia che gestiva la maggior parte dei locali. Il locale era a rischio chiusura sia per la mancata licenza di alcolici sia per il reato di oscenità a causa dei gogo dancer che vi lavoravano. Da Stonewall presero il via i due movimenti di liberazione omosessuale più significativi e importanti: il GLF (Gay Liberation Front) e il GAA (Gay Activist Alliance).

Nel 1971, anche grazie ai numerosi sit-in dei due movimenti, venne abrogata l’odiosa legge del same-sex dancing in alcune delle grandi città americane, compresa NY, questo diede naturalmente il via ad una sorta di progressiva fusione tra rivolta degli anni ’60 e il disimpegno ritrovato dei 70 con proliferazione di luoghi comunitari per gruppi sociali in via di emancipazione tra cui per l’appunto i club.

Ballo: Identità, Compensazione, Sfogo

La musica e il ballo diventano mezzi di espressione della propria personalità, la performatività dei due fenomeni legittima la diversità degli individui costruendone allo stesso tempo un’identità comunitaria e autonoma:

“It was on the disco dance floor surging with the energy of “so many bodies becoming One” that gay men discovered their own “true” selves.”
(A. Echols, Hot Stuff: Disco and theRemaking of American Culture)

Gli omosessuali diventano, seppure in minima parte, liberi da preconcetti altrui come quello della malattia mentale che li aveva perseguitati fin dal secolo prima. Naturalmente si parla di una zona geografica ristretta, ma è solo il primo passo verso l’emancipazione. I club diventano posti di compensazione della libertà limitata al di fuori dei luoghi preposti e designati, e, naturalmente, ambienti di sfogo sessuale fino a quel momento represso. Basta tabù.

Cosa producono questi fenomeni? Che spazi aprono? Che comportamenti provocano?

Persino il GAA stesso rimase coinvolto nella primissima febbre della disco e del dancing tanto che la sua sede diventò la Firehouse, noto club gay di NY, per quattro anni finchè non venne distrutta in un incendio.
Tutti i club hanno in questi anni dei tratti fondamentali comuni. Sono spazi chiusi, angusti e caldi, in contrapposizione agli spazi aperti degli anni ’60. Sono luoghi che esaltano il divertimento e la performance come valori positivi ma nessuno dei “nuovi emancipati” sembra percepire la progressiva trasformazione della libertà e dell’identità di genere in oggetti di consumo, così come accadeva sempre più anche per la musica e gli artisti in sè.

Uno dei locali più emblematici di NY fu il Sanctuary, allestito in una chiesa battista sconsacrata con pista da ballo lungo la navata centrale e adornato da affreschi osceni e blasfemi in seguito fatti censurare dalla chiesa (il luogo, in origine, portava il nome di The Church). La sua fama si deve anche al suo dj fisso, Francis Grasso famoso per essere stato il primo ad aver sviluppato nel 1968 una nuova tecnica di mixaggio con cui annullava lo stacco tra un pezzo e l’altro. Possiamo parlare quindi di proto playlist, concetto che valorizzava positivamente l’assemblamento piuttosto che l’intero. Il flusso ininterrotto di musica divenne un must per l’atmosfera dei club producendo una sorta di estasi collettiva che si componeva di esperienza e atmosfera.

Comportamenti: Edonismo ed Élitismo

Uno dei fenomeni comportamentali che si diffuse nel gay clubbing fu l’edonismo sfrenato. Molti luoghi del piacere, come saune/baths e sex club tornarono alla ribalta, pur esistendo dal 1400. Il Continental Baths ad esempio era un palazzo del piacere per soli uomini, distribuito su più piani con darkroom, stanze dove gli omosessuali potevano consumare l’atto sessuale, e piste da ballo animate da dj fissi. Questa tipologia di gay club fu una spinta fondamentale per una nuova esaltazione delle pulsioni sessuali gay in contraddizione alla narcotizzazione degli anni precedenti.

“Dopo anni di repressione, sociale e sessuale, si vuole provare tutto ciò che era stato prima negato, e anche più.”
(L. Locati Luciani, Crisco Disco: Disco music & clubbing gay tra gli anni 70 e 80)

Altro fenomeno comportamentale risulta incredibilmente quello dell’élite: Fire Island, meta di villeggiatura vicino Long Island per gay benestanti. All’interno del borgo molti dei bar vennero convertiti in gay club all’avanguardia, la maggior parte di questi aveva un dress code preciso, prevedeva quote di partecipazione decisamente poco economiche, ognuno di loro aveva poi un carattere identitario e clientela selezionata. Al centro del fenomeno c’era indubbiamente la corporeità: il mostrarsi, il toccarsi, l’interagire finalmente in maniera fisica e reale e autentica con il prossimo, per attrazione, affetto, carica sessuale. Spogliarsi dei vestiti per spogliarsi di un’etichetta appiccicata addosso da sempre.

In conclusione ci sono alcuni paradossi all’interno della realtà dei gay club. I dettami della moda erano conflittuali, divisi fra lo stile macho e quello effeminato. L’underground si faceva mainstream e il gay clubbing diventava sempre più una moda, una tendenza da celebrities e vip. La maggior parte delle cosiddette icone gay di quegli anni effettivamente non si dichiaravano e non erano gay. Grace Jones, Gloria Gaynor e la sua I will survive, le Sister Sledge con We are Family: artisti etero, per la maggior parte, le cui canzoni diventavano bandiere di liberazione omosessuale a prescindere dall’intenzionalità dei performer.
Possiamo dire che la disco gay e i fenomeni ad essa legati non sono solo oggetti sociali, estetici o artistici. Il clubbing omosessuale assorbe dalla cultura e dagli avvenimenti che gli stanno intorno come una spugna e proprio come una spugna rilascia nuovi trends, comportamenti e abitudini declinando la decade dei ’70 in ogni forma possibile e promuovendo una visione del ballo più sensuale, nuove identità di gruppo trovate, principi edonistici e la volontà di perpetrare tutto questo “all night long”, per tutta la notte.

“L’ammucchiata multi-genere costruita dalle orecchie e dalle dita irrequiete dei primi DJ rifletteva la deliziosa promiscuità delle saune. I loro mix […] senza interruzione erano emblematici non solo di una nuova identità di gruppo trovata, ma anche di un principio edonistico appena emancipato che si liberava dalle sue catene con tale intensità da voler durare a pieno regime per tutta la notte”.
(Peter Shapiro, You should be dancing: biografia politica della disco music)

Vi consiglio inoltre di guardare il documentario Stonewall Uprising: è una carrellata sul movimento e sulla condizione omosessuale in America dal 1800 a Stonewall e oltre, fa riflettere, è tremendo guardare ma bisogna imparare. Grazie per l’attenzione belli! A presto.

Gaia

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...