Ossessioni Seriali #2 | Guardala! – True Detective

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CONTIENE SPOILER SULLA SERIE TRUE DETECTIVE

true_detective_by_mygrimmbrother-d7rzq6pPhoto: True Detective by mygrimmbrother on Deviantart

Benvenuti al secondo appuntamento con Ossessioni Seriali! Come avrete intuito dal titolo, oggi parliamo di True Detective. Ho finito di guardare questa serie qualche giorno fa e ho avuto bisogno di un po’ di tempo per razionalizzare e cercare di parlarne senza lasciarmi troppo prendere dall’entusiasmo. Allora, cominciamo.

T.D. è una serie televisiva statunitense del 2014 creata da Nic Pizzolatto e composta da otto episodi; è antologica, ciò significa che ad ogni stagione rinnova il plot e gli interpreti (ciò non succede in tutte le serie antologiche, vedi American Horror Story). I protagonisti sono due detective della Louisiana incaricati di seguire il caso di un serial killer, con inclinazioni sataniche e perverse, che riuscirà a sfuggire alla caccia per ben diciassette anni.

Questo prodotto sposa il gotico americano con la serialità televisiva in maniera fluida e affascinante, la Louisiana e le sue campagne diventano panorama di orrori, torture, omicidi e soprusi perpetrati dal “mostro” di turno su vittime innocenti: bambini e donne, per lo più prostitute o tossiche, deboli che popolano i piani bassi della società. I boschi, da sempre luoghi che nascondono segreti e magia, la luce parca e nebbiosa delle paludi, i neon freddi degli uffici, l’ambiente caldo di alcune realtà domestiche, in contrapposizione al degrado di altre, e i colori quasi in cross-processing dell’intera ambientazione contribuiscono alla atmosfera dark e tormentata che accompagna lo spettatore per tutta la durata della storia.

Tutta la stagione viene declinata seguendo due diverse dimensioni spaziali e temporali, dimensione dell’interrogatorio – tempo presente / dimensione dell’indagine – tempo passata, che si fondono, andando verso il finale, in una terza (tempo presente) che coniuga le atmosfere gotiche del ’95 e quelle più realistiche e moderne. Tramite la prima lo spettatore è chiamato a costruire le sue competenze sulla base della seconda, i flashback sono raccontati dai protagonisti e scorrono come ricordi attenti e precisi che tratteggiano ciò che accadde 17 anni prima.

Il tratto fortunato di questa serie è anche e soprattutto l’opposizione complicità/contraddizione tra i due partner protagonisti : Rust Cohle (Matthew McConaughey) è un detective cinico e nichilista, ateo e realista, che spesso vi delizierà con le sue elucubrazioni filosofiche sul (non) senso della vita, i suoi sprazzi di pessimismo cosmico andranno a completare, come pezzi di un puzzle, ogni interstizio “vuoto” della narrazione; Marty Hart (Woody Harrelson) invece è il tipico credente conservatore che predica bene e razzola male (ad esempio esalta i valori della famiglia per poi tradire la moglie), nonostante questo è comunque apprezzato e stimato da tutti i colleghi, a differenza di Rust. Non la coppia tipica delle serie tv poliziesche, dunque: la cosa affascinante è che, nonostante la crudezza dei temi trattati (violenza su minore, omicidio, stupro, torture), i dialoghi riescono in qualche modo a stemperare e al contempo magnificare l’essenza delle tematiche della serie.

Non posso poi non citare la varietà e l’abbondanza di simboli di cui è disseminato il telefilm: i canestri di legno con la doppia natura di segni del male e di scacciamostri infantili; le corna di cervo, chiaro riferimento all’altra grande serie thriller “Hannibal”; i simboli incisi e dipinti sulla schiena delle vittime e dei carnefici, marchi che fanno riferimento all’atto della violenza (compiuto o subito) e che si riallacciano alle cicatrici sul viso del killer; le maschere da animale con le quali i colpevoli si coprono durante i rituali di morte richiamano l’immaginario dei carnevali del sud degli U.S.A., innocue maschere raffiguranti bestie ne nascondono altre peggiori.

Notiamo la presenza di “villain” che si prodigano nel male senza remore e non di antieroi con un malinconico passato: i cattivi di T.D. infatti sono ingiustificabili nella loro efferatezza e violenza, non si pentono, non cambiano durante il corso delle puntate, non c’è una crescita e nonostante questo ognuno dei colpevoli viene caratterizzato con assoluta precisione. Interessante è anche l’assenza di un vero e proprio buono della situazione, qui sembra esserci spazio solo per eroi neri, tormentati e a loro modo colpevoli; aggiungo comunque che tutti, nessuno escluso, quelli che possiamo definire dalla parte del bene all’interno del telefilm, vengono profondamente segnati e cambiati dal caso che fa da filo narrativo dall’episodio 1 all’8. Ci sono poi molti rimandi ad altre serie tv e ad altri film / libri / fumetti/ serie: riuscite ad individuarne qualcuno? :) Qui ne trovate un po’!

Per concludere, vi consiglio di vederla. Sono rimasta sorpresa di quanto mi sia appassionata: le serie di genere poliziesco/thriller non sono proprio il mio genere, eppure questa è riuscita a catturarmi fin dal primo momento. Il finale mi ha lasciato un po’ così… Ma di questo lascio parlare voi.

Voto: 9/10

Voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti :) Aurevoir!

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