Incipit per lettori sadici

Salve lettori instancabili,

si è conclusa la caccia alla storia: a vostro insindacabile giudizio (tenendo conto sia dei commenti del blog sia di quelli sui social) vince l’incipit numero 2! Questo perché siete dei simpatici sadici, e io vi amo per questo.
Ad ogni modo il futuro racconto ringrazia per la gentile concessione d’esistenza. Eccovi quindi la prima parte, il titolo lo avrete alla fine, come nelle migliori famiglie.

Nel_bosco_by_ytresuPhoto: Nel bosco by andreuccettiart on Deviantart

«Smetti di correre così veloce, tanto non hai nessun posto dove andare. Ho idea che sarà una lunga notte, siediti e lasciamela raccontare. Puoi alzarti solo alla fine perciò piscia se devi, se non vuoi allora zitta e cominciamo. Sono più dolci i giochi quando non sei la sola a giocare, te ne accorgerai.» Il fuoco crepitava nel bel mezzo di quel falò improvvisato, i polsi cominciavano a farmi male, segati com’erano dalla corda che ci aveva messo attorno. Annuii senza espressione, qualcuno sarebbe prima o poi venuto a prendermi?

Il sole era calato ormai da ore e il cielo aveva assunto una colorazione nerastra e opaca. Notte di luna nuova: gli unici riflessi e giochi di luce si proiettavano sui tronchi e sulle foglie direttamente dal crepitio delle fiamme. Tentai di stiracchiarmi per quanto potessi, nonostante avessi piedi e mani legate. Feci cenno di no alla sua affermazione, non dovevo pisciare. Non avevo bevuto un goccio d’acqua dalla sera prima, la gola mi bruciava da morire. Iniziò a sbattere le ciglia come ipnotizzata, mi fissava, mi metteva a disagio, soprattutto per il suo sorriso: inquietante e inopportuno.
«Ti vedo da anni, ti vedo ovunque. Chiudo gli occhi, mi addormento e tu sei lì.»
Il mio sguardo doveva essere più eloquente del previsto perché la sua espressione si fece improvvisamente buia.
«Non ti ricordi di me, vero stronzetta?» Negai nuovamente con la testa, non avevo la minima idea di cosa stesse blaterando. Non sapevo nemmeno come accidenti ci fossi finita in quel maledetto bosco. L’ultima cosa che riuscivo a ricordare, oltre all’odio per il mio sconosciuto carceriere, era una canzone: una melodia senza parole, una sorta di motivetto romantico che mi riempiva i pensieri suonato da un carillon troppo distante. Tentai di accennare qualcosa tossendo e schiarendomi la gola, non riconobbi la mia voce così roca e profonda: «Dove siamo?»
Lei rise di gusto:
«Dove ci incontrammo la prima volta, alle porte dell’autunno!» Allargò le braccia e disegnò distrattamente un cerchio in aria. Teatrale la stronza, pensai. Mi sforzai di mandare indietro i pensieri, un rewind piuttosto complesso: mi sentivo come svuotata da ogni passato, a malapena ero sicura del mio nome.
«È stato divertente giocare con te. Sei più veloce di quanto pensassi. Ricordi quella volta, in riva al mare? Ti ho inseguito per ore… Avevi un vestito così bello! Forse poco adatto all’occasione, ma ti faceva sembrare una regina.»
Niente, buio totale.
«Mi hai drogato?» Rise di nuovo, la cosa stava cominciando a innervosirmi davvero.
«Niente droga, niente allucinazioni, niente di niente. Solo tu e io, dove tutto è cominciato...»
Mi si avvicinò rapida e con grazia mi posò una mano sulla testa, accarezzandomi i capelli con dolcezza.
«Farò in modo di restituirti tutto ciò che mi hai dato, ogni paura, ogni ferita, ogni dolore. Uno dopo l’altro…»
Sorrise: il suo viso era ora davanti al mio, le sue labbra ad un centimetro dalle mie. Fu un bacio innaturalmente delicato, inaspettato soprattutto. Le immagini davanti a me e dentro di me cominciarono a confondersi, non ero più in grado di tenere gli occhi aperti.

«Il mare è calmo oggi, la sabbia tende a scottare poco a quest’ora. Vieni a giocare con me, vuoi? Sarà divertente…»
Annuii, sorrisi: «Sarà divertente, si!» Cominciai a rincorrerla, inciampai diverse volte ma tornai in piedi abbastanza in fretta. Battevo le mani sulle cosce per pulire la gonna dai granelli bagnati. Era un panorama da togliere il fiato, l’orizzonte pareva avvicinarsi e allontanarsi ad ogni passo; sentivo in lontananza gli stridii allegri dei gabbiani che volteggiavano in gruppo su uno spicchio d’acqua per accaparrarsi una preda e placare la fame. Aveva un vestito così bello, a guardarla fuggire via mi sentii come davanti ad un capolavoro su tela. Così nobile, così candida, così distante. Caddi ancora, finendo dritta con il viso nella sabbia. Sputai e cercai di ripulirmi alla bene e meglio, ridevo, la cosa mi divertiva non poco. Quando rialzai la testa lei non c’era più, mi guardai intorno ma l’unica cosa che riuscivo a vedere era mare. Davanti a me e dietro di me la spiaggia, bianca e infinita; alla mia destra e alla mia sinistra una distesa d’acqua calma, immobile direi. Il vento non ne smuoveva le onde, la brezza cresceva sempre di più sollevando polveroni appiccicaticci di sabbia ma il mare, quello no, rimaneva lì impassibile. Un testimone fastidiosamente rigido della mia disavventura. «Dove sei?» Urlai, urlai davvero tanto. «DOVE SEI FINITA?» Non era lì, era stata più veloce di me. Era scappata via, non c’era più. Mi ritrovai a piangere come un’idiota, abbandonata in un luogo che non conoscevo e circondata dal nulla in ogni direzione.

Prossimamente sui migliori schermi la seconda parte.

Aurevoir!

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2 pensieri su “Incipit per lettori sadici

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