Ritrovamenti

C’è un piacere particolare che mi stuzzica il cervello ogni volta
che ritrovo un vecchio – parecchio vecchio – scritto che avevo quasi dimenticato.
Oggi è la volta di questa breve “storiella” (?), come al solito senza titolo,
stilata – presumo – in preda a visioni mistiche del mondo.
Abbiate pietà di una mente intricata, altro non sa fare che costruire
e decostruire significati e pantomime.
Non l’ho addestrata bene, ha fatto tutto da sola.

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Non c’è più niente di vero.
Era l’unica cosa che riuscivo a pensare guardando il panorama
fuori dal finestrino. Non c’è più niente di vero.
Era la vita che scorreva al mio fianco, ed io, fuori da lei,
mi limitavo a prendere consapevolezza della realtà che ci
sfuggiva di mano. Ma se nulla poteva più essere reale, cosa eravamo noi?
Non più sassolini lungo il cammino di Dio, non più l’ultimo
gradino dell’evoluzione della specie, non più la reincarnazione di
ideali e di dei, vissuti chissà quando, chissà dove e raccontati
dalle parole di saggi ed oracoli in preda a deliri di onnipotenza
dovuti ai fumi dell’alcool o del sottosuolo malato di qualche millennio fa.
Ormai i miei occhi avevano scelto “i mondi sui quali guardare” e si
erano finalmente aperti orizzonti inverosimili e nitidi, dispiegati
come pagine di un libro, dati in pasto alla mia conoscenza – coscienza –
che ormai era libera e non più schiava della mia forma, umana.
Fosse stata un’altra epoca, follia sarebbe stata la parola sulle
labbra di chi sapeva, tutto, e tutto ignorava, compiacendosi
delle belle parole, oratori eloquenti che a tutto somigliavano
meno che al super-uomo. Ma ormai il passo era compiuto, al di là
del reale, e nessuna forza avrebbe potuto farmi tornare
indietro – indietro, restare – escludere dal flusso del mondo che
ormai era mio, ed ero io, dentro quel flusso, la goccia di un mare
dalle infinite possibilità di esiti di accadimenti probabili e non.
Indossiamo delle maschere, in origine, per guardarci, normali,
attraversare la vita e dire: l’ho vissuta. E quando, avendo i mezzi
necessari, avremo il potere, il volere, e Dio santo il dovere,
di guardarci, vederci davvero, e spaccare quelle maschere in
miliardi di pezzi ci nasconderemo dietro l’idea che tutto,
in questa vita, abbia una fine, persino i sogni e i desideri,
e li chiuderemo in quell’odioso cassetto che abbiamo inventato,
per mettere a tacere il nostro subconscio e riservargli
un posto in prima fila sulla patetica commedia della nostra esistenza.
Ma io ho visto.
Non c’è più niente di vero, o meglio, più niente che non lo sia,
ora, che attraverso gli occhi di un funzionario del multi verso,
attraverso gli occhi di quest’angelo nero, io, ho – visto – il reale.
Ora che posso finalmente – per mia fortuna – guardarvi e vedervi davvero,
io scopro il vostro essere stracciando il velo che vi ricopre.
E, credetemi, chi di voi pensa d’aver vissuto davvero, in pace con
sè stesso e con gli altri, non ha le sembianze differenti di coloro
che hanno venduto l’anima al diavolo per una passione.
Interiorità che mutano nel colore e forse nell’aspetto, ma con le
stesse aspettative, gli stessi desideri, morbi incurabili dell’animo
e piccole gioie, e grandi dolori.
Ora vi vedo.
E sto per morire.
E smetto di respirare mentre sorrido, impaziente e felice,
odora, odora di libertà, questo lento sciogliersi nell’essere,
ha il profumo del piacere e del giusto.
E muoio, guardandovi dentro e attraverso.
Mentre vi abbandono mi accorgo che mai – mai – lo giuro, mi sono sentita più viva di così.

At warm springs - Sally Mann
At warm springs – Sally Mann
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