Crisi Onirica.

L’insonnia maledetta mi porta a scrivere sul blog a tarda notte (o di prima mattina).. Addirittura con lo smartphone perché sono troppo pigra per accendere il pc.

C’è un silenzio innaturale, smorzato di tanto in tanto da un ronzio fastidioso. Dopo tante ore devo ancora capire da quale elettrodomestico o strumento alieno provenga. Protetta da un’oscuritá rassicurante mi scopro a spiare le finestre del palazzo di fronte: l’ultima luce si è appena spenta, ora si che mi sento sola. Il dirimpettaio con orari da gufo mi teneva compagnia ma a quanto pare è tardi anche per lui.

Sono l’ultima civetta, appollaiata sul suo solido ramo, che guarda invidiosa il mondo che si spegne pronto a riaccendersi fra qualche ora. Per l’ennesima volta.

No.. no! Speranza. Il rombo di una moto in lontananza. O lo scoppiettio di un motorino lanciato al massimo. È troppo lontano persino per cogliere la differenza, sono troppo stanca persino per fare finta che mi importi.

Ma di nuovo non sento più nulla. Mi sono ritrovata a conversare amabilmente con la mia coscienza e ho appreso con gioia di essere fiera di me. (Toh! Un’altro motorino! Ma dove andranno tutti a quest’ora..) Sono fiera di me perché prima non potevo esserlo. Perché per tanto tempo ho dato la colpa agli eventi, agli avvenimenti terribili e spiacevoli che mi vedevano spettatrice immobile. Per tanto tempo mi sono cullata nella convinzione che era sempre colpa di qualcos’altro. Invece no, porco cane proprio no. Era proprio colpa mia, che non ho saputo reagire, che mi sono lasciata travolgere.

Che poi, a pensarci bene, a voi della mia presa di coscienza non ve ne pò fregà de meno. Scrivendola però acquisisce effetto di realtà, allora continuo. In barba a voi, tiè.

Guardami. Guardami ora, tu. Guarda come sono diventata grande. Guardami scalare le vette della felicità. Guardami attraversare le tempeste, combattere con le unghie, con i denti, con i calci, i pugni, guardami! Tutto questo è per te, Fra. Guarda come cerco di scrivere la storia che ti hanno interrotto sul più bello. Guardami, mentre lotto per riscattare quei vent’anni che non hai mai avuto e non avrai mai. Guardami cazzo. Sei fiero di me? Io si. Lo faccio per chi mi sta vicino, per i miei pezzi di cuore sparsi in giro. Vagabonda, curiosa e arrogante, un’odiosa pallina da flipper che tira avanti con il vento contro. Guardami, perché stavolta lo faccio anche per me.

Mi manchi, ma adesso posso farcela. Ho messo il tuo ricordo in vetrina, così che tutti lo possano vedere. Così che quelli che incroceranno la mia strada vedranno nei miei occhi quello che saresti stato. Non ti lascerò morire un’altra volta.

Malachina

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